Peter Symes, esperto della SMPTE, la società statunitense che si occupa degli standard internazionali in ambito video, ha annunciato ad un seminario della Digital Television Group (DTG) che la codifica dei segnali 3D rappresenta ad oggi una sfida tutt’altro che semplice da risolvere.
Le difficoltà che si presentano sono diverse: dalla compressione del segnale, finora difficoltoso, all’inefficienza delle telecamere 3D, che darebbero un effetto visivo a tutt’oggi insoddisfacente.
Il lavoro della DTG sulla creazione di standard per la TV 3D è inoltre complicato dai diversi sviluppi tecnologici da parte dei grandi produttori (Sony, Samsung, Panasonic, etc.).
Avremo la TV 3D prima della tecnologia olografica promessa dalla ZetaCast per il 2020?
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Vero, in parte. Probabilmente quando si parla di TV 3D ci si riferisce ai modelli che proiettano le immagini direttamente in tre dimensioni (utilizzando magari un array di proiettori) senza utilizzare componenti aggiuntivi.
Se si è disposti ad utilizzare i classici occhiali da cinema 3D, invece, basta aspettare poco, perché la tecnologia è dietro le porte. Basti pensare alla nuova linea di Sony Bravia, in attesa per questa primavera.